MUSEO MINERARIO DELLA BAGNADA

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La Valmalenco

 

     Molto conosciuta per la pratica degli sport invernali, la Valmalenco è pure ricordata per le sue imponenti e famose vette, quali il Bernina, Palù, Pizzo Scalino e Disgrazia, tanto amate dagli alpinisti. Qui, al confine con l’Engadina, è il regno dei grandi spazi e dei grandi silenzi. Questi ambienti di circhi glaciali e di pietraie, dove la natura primitiva e incontaminata la fanno da padrone, sono ricchissime di brevi ma eccezionali fioriture primaverili, di tante rocce diverse e di minerali, di acque impetuose il cui rumoreggiare cupo e sordo accompagna il cammino. Forte è il contrasto tra le pareti delle ubiquitarie serpentiniti, scure e verticali, e il biancore dei calcari le cui bancate attraversano l’intera testata della Valmalenco.

 

 

Più in basso le passeggiate si fanno dolci e accessibili a tutti, e la presenza di aree boschive e radure assicura una vasta scelta di percorsi. I sentieri sono curati e adeguatamente dotati di segnaletica recente. 

Alpinismo e climbing, trekking ed escursionismo sono molto praticati in valle; i punti di ristoro non mancano.

 

 

Tra i comuni della valle, Lanzada (983m) è il più esteso e per molti secoli, fin dal tardo Medioevo, ha detenuto il primato di comune più popoloso, grazie alle sue miniere e ai suoi commerci, all’artigianato e all’allevamento.

Le centrali idroelettriche e il turismo, caratteristici della seconda metà del ‘900,  hanno in parte modificato l’economia, ma non hanno cancellato l’architettura rurale originaria che si può ancora ammirare nel cuore dei nuclei abitativi più antichi. I numerosi affreschi, segno della devozione popolare, adornano le facciate delle abitazioni principali, delle baite sui maggenghi e delle santelle. Nel centro del paese non sfugge all’attenzione l’affresco di Casa Fornonzini, del 1783. A Tornadri, si conserva l’edificio utilizzato nei secoli passati  come dogana e posto di guardia verso la vicina Svizzera. La chiesa parrocchiale, dedicata a S. Giovanni Battista ed edificata negli anni 1659-1666, sostituisce una primitiva chiesa quattrocentesca, già menzionata in una visita pastorale del 1593. La facciata del tempio è ampia e solenne, come pure l’interno che è arricchito, sulla volta e alle pareti del presbiterio, dai celebri affreschi di Pietro Ligari. Molti gli arredi sacri e maestoso il grande altare ligneo dorato dello stesso periodo della chiesa; il campanile, alto 48 metri, è della metà del ’700. 

 

 

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CREDITS: Sito realizzato da Celso Nana. Testi di Valentina Messa e Carmen Mitta. Foto: Archivio del Comune di Lanzada (SO) e archivi personali di C. Nana e C. Mitta.

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